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Il Barolo di Bra (1800- 1900)
Tratto da un articolo di Lorenzo Tablino
Bra, nell'800, fu il centro principale della produzione del
Barolo: non a caso a Vienna, durante l’esposizione internazionale
del 1873, il Barolo delle cantine Fissore di Bra trionfa con
la medaglia d’oro. Ma nella piccola città piemontese
sono attive altre cantine: Manissero, Boglione, Bonardi, Ternavasio,
secondo quanto riporta la “Guida di Bra e dintorni”
del 1875.
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05 Feb 2012
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La
cantina Matteo Cav.Fissore e figlio, sorta nel
1859 in via Vittorio Emanuele II 66, divenne presto importante
e prestigiosa etichetta di Barolo del secolo scorso. La
cantina acquistava uve nelle migliori posizioni di Langa
e produceva i classici rossi piemontesi, ma nel listino
si trovavano anche Gavi, Brachetto e Vermouth; citiamo
inoltre "Barolino Chinato" e il "Gran Vino
Barolo".
Dopo tre generazioni chiuse i battenti nel 1950.
Oggi l'edificio è un normale condominio.
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Anche
Manissero, importante commerciante di uve nell’ottocento,
ha chiuso i battenti negli anni ’20. Il bell’edificio
con giardino è adibito ad abitazione.
La grande tradizione vinicola di Bra è conservata
solo dalle cantine Giacomo Ascheri, unico produttore
che è rimasto con un listino che comprende i migliori
vini piemontesi.
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La
famiglia Ascheri ha origini antichissime: citato "Ascherius"
nel "Rigestum" del comune di Alba del 1196.
Nel secolo scorso sono presenti a La Morra e nel 1880
Giacomo Ascheri si trasferisce a Bra in via Piumati
19, ove inizia la produzione di Barolo. Nel 1960
le cantine vennero ampliate, ristrutturate e spostate
di poche decine di metri.
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Con
un intelligente recupero di alcuni locali della vecchia
cantina, nel 1994, la famiglia Ascheri ha avviato l'Osteria
Muri vecchi, un luogo di incontro per valorizzare
cucina territoriale e vino intesi come elementi di convivialità,
di cultura e di socialità.
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Nella
città di Bra ci sono ancora le cantine del Russi
o meglio la grotta di Giovanni Battista Ternavasio,
il generale dell'esercito napoleonico che fu decorato
per la campagna di Russia e dopo il congedo fondò
intorno al 1820, in Bra, la casa vinicola Ternavasio.
Acquistò da un ordine religioso un edificio, e
lo adattò a cantina, che restò in funzione
sino al 1917.
Oggi è un condominio.
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Ma
la sua fama resta legata alla cosiddetta "grotta
del Russi", un'imponente serie di gallerie fatte
scavare sotto la cantina a scopo promozionale. La grotta
l'ho potuta visitare in parte nel 1992, grazie alla cortesia
di Matteo Ascheri - produttore in Bra - e sicuramente
era una delle più belle realizzazioni in campo
enologico.
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Sull'esempio
francese - gallerie nello Champagne - e su progetto dell'architetto
Onofrio di Torino era costituita da un grande salone circolare
largo oltre 20 metri, sorretto da sedici bellissime colonne.
Da qui, a raggiera, partivano quattro gallerie, alte sei
metri, terminanti in rotonde dal diametro di otto metri,
raccordate a loro volta da gallerie esterne circolari.
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La
grotta poteva immagazzinare circa 400.000 bottiglie
in appositi fori scavati nelle pareti. Candelabri
e lumi illuminavano la grotta, per un percorso promozionale
veramente originale per l'epoca e per gli importanti visitatori,
citiamo solamente lo zar Nicola II e il re Vittorio Emanuele
III. La grotta dopo il 1917, con la chiusura della ditta
Ternavasio, andò in disuso, rifugio di partigiani
durante la resistenza, deposito di sale nel dopoguerra,
subì molti crolli soprattutto nel 1972 per lavori in edifici
circostanti. |
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Oggi
per motivi di sicurezza è inaccessibile e in stato
di totale abbandono, con il tempo crollerà tutto.
Un grandioso spettacolo "Son et Lumière"
con il contorno di ben 400.000 bottiglie di Barolo accolse
i reali d'Italia e lo Zar. Era il 1904. |
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